Libri a confronto

Due storie, due mondi a confronto.

Tratto da Un uomo temporaneo  – Simone Perotti

 

Che il direttore del personale Sebastiano Taramelli lo odiasse, lo sapevano tutti. Che uomo è uno che non si cura del giudizio degli altri, che non teme la precarietà, che non si sente emarginato? Fosse capitato a lui, sarebbe rimasto sconvolto. Quel Gregorio, invece, continuava a salutarlo con cortesia quando lo incontrava nei corridoi, o nel parcheggio. Sorrideva. Cosa c’era da sorridere, senza più la scrivania, senza una mansione definita, senza riconoscimenti? Era in bilico, ma non barcollava. Era appeso a un filo, ma non sembrava preoccupato.

Bisogna anche dire che Sebastiano Taramelli aveva strumenti troppo limitati per comprendere gli eventi. Era un uomo dell’epoca, si era laureato, era ordinato, si vestiva  in modo sempre adeguato, non aveva la barba, baffi, teneva i capelli sempre corti. Era convinto che  il consiglio d’amministrazione e l’assemblea degli azionisti fossero l’unico riferimento autorevole per quasi ogni cosa della sua vita.

Intervista

È sulle idee che si deve lavorare. Non serve nessuna scrivania per essere utili. È più facile averne una ed essere inutili.

Sì ma la carriera? Il ruolo che uno ha conquistato.. lo stipendio.

Tutte cose talmente interne al capitale da giustificarlo. Una rivendicazione, per essere credibile, deve essere promossa da uomini partecipi, liberi, che sono già cambiati. Senza creatività non può esserci scontro di classe.

Si ricordi. Se la lotta è per lo stipendio è una lotta destinata alla sconfitta. Se la lotta è per la felicità allora occorre lottare diversamente, perché la felicità non ha molto a che fare con i soldi. Una scrivania è un problema psicologico, non sindacale. Che in mezzo ci siano il lavoro, una busta paga…è un dettaglio. Qui, quello che conta, è divertirsi un po’.

La puntata ebbe un picco di audience da talk-show.

La mattina dopo il titolo fu sospeso in avvio di seduta per eccesso di rialzo. Il presidente e il direttore del personale gli inviarono una nota di ringraziamento per quella sua difesa leale. Lui rispose con perplessità e fermezza: non vedo perché mi ringraziate. L’azienda che ho difeso non è la vostra.

Mi viene in mente un episodio che Caterina, insegnante in una scuola sforna diplomi a pagamento mi raccontò qualche anno fa.  Quando lei  un giorno tentò di invogliare i suoi studenti ad ascoltare la lezione,  ad apprendere almeno un minimo di conoscenza,  visto che stavano lì a scaldare la sedia sotto effetto di spinelli, con vestiti firmati e automobile all’ultimo grido anche se diciassettenni,   un ragazzino le rispose: Professoressa, ma lei sa perché noi siamo qui? Siamo qui per prenderci il pezzo di carta, perché con il pezzo di carta dobbiamo sederci dietro alla scrivania.

Sembra strano ma quest’ultimo pezzo non è tratto da nessun libro o favola, ma è pura, semplice realtà.

 

 

Tratto da

Jane Austen –  Persuasione (Mondadori) (Oscar classici Vol. 564)

Qui si scambiarono  di nuovo quei sentimenti e quelle promesse che già una volta, in passato, erano parsi garantire ogni cosa, ma ai quali erano invece seguiti tanti, troppi anni di separazione e di estranietà. E tornarono al passato, forse ancor più squisitamente felici in questo ritrovarsi di quanto non fossero quando quell’unione era stata progettata per la prima volta… e lì, mentre risalivano il pendio senza curarsi dei gruppi di persone che passavano loro vicino – politici a zonzo, domestiche indaffarate, ragazze civettuole  e bambinaie con i loro pargoli -, poterono abbandonarsi con indulgenza a quelle retrospezioni e a quelle constatazioni, e soprattutto a quelle spiegazioni, così pregnanti e incessantemente colme d’interesse, di tutto ciò che aveva preceduto l’attimo presente. .……

 

Ho ripensato al passato, e ho cercato  di distinguere con imparzialità tra ragione e torto…. Riguardo a me stessa, intendo dire; e sono costretta a ritenere  di aver avuto ragione, per quanto ne abbia sofferto… di aver avuto perfettamente ragione a farmi guidare dall’amica alla quale presto vorrete  più bene….Per me è stata come una madre.  Non fraintendetemi, però. Non sto dicendo che non abbia sbagliato a darmi quel consiglio. Si è trattato , forse, di uno di quei casi  in cui sono solo gli eventi  a decidere  se il consiglio è buono o cattivo.; quanto a me, mai, in nessuna circostanza, anche solo parzialmente simile alla nostra, darei un consiglio del genere, ne sono certa.  Se avessi agito diversamente, avrei sofferto di più a continuare il fidanzamento di quanto ho sofferto a romperlo, perché avrei sofferto nella mia coscienza.

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In verità Sir Walter, benché non nutrisse particolare affetto per Anne, né si sentisse abbastanza lusingato dalla propria vanità per poter essere veramente felice  di quell’occasione, era ben lungi dal ritenere quel partito disdicevole per la figlia, al contrario, dopo che ebbe incontrato  più volte il Capitano Wentworth,  fu molto colpito dal suo fascino personale, e pensò che la superiorità  di una bella prestanza  avrebbe potuto equamente controbilanciare la superiorità di rango di Anne. ….

Anne, non aveva altro motivo di sentire attenuata  la felicità del suo avvenire, all’infuori di ciò che le derivava dalla consapevolezza di non avere parenti degni della stima di un uomo saggio e intelligente. Su questo punto avvertiva con dolore la propria inferiorità.  La sproporzione tra i loro patrimoni personali non aveva alcun valore; ma non avere una famiglia in grado di riceverlo e apprezzarlo, come meritava, né rispettabilità, né armonia, né benevolenza da offrire in cambio di tutta la stima  che aveva incontrato nei cognati e nelle cognate, questo era per lei fonte di profonda sofferenza, cui il suo animo non poteva non essere sensibile…

 

In ogni romanzo o racconto o storia c’è un eroe o un’eroina.  Le due storie anche se raccontano avvenimenti completamente diversi e sono ambientate in epoche lontanissime, hanno in comune, secondo la mia opinione,  alcuni tratti dei protagonisti; questo loro vivere al di fuori di ogni convenzione e il merito degli autori è proprio quello di porre questi personaggi oltre l’ordinario.

Gregorio e Anne sono oltre. Esistono  al di là di molte cose; della loro epoca per iniziare, intesa come insieme di abitudini e convenzioni e regole e modi di fare. Al di sopra dei finti valori: la scrivania, il patrimonio, il rango sociale.

Per Gregorio la scrivania è un impedimento anziché una conquista. La vita si svolge oltre la scrivania. Gregorio è avanti, è oltre i preconcetti, il nodo alla cravatta, lo stipendio.

Il Capitano Wentworth è persuaso dal suo orgoglio, Anne  dai consigli dell’amica che vede come una madre.  Facile essere persuasi, anche ai giorni nostri, da una scrivania e da uno stipendio,  dal rango sociale, dall’entità di un patrimonio.

La sensibilità di Anne, la sua tenerezza, la forza del suo cuore e dei suoi sentimenti dimostrano che solo gli eventi possono decidere se un consiglio è buono o cattivo.

Per cui, lasciatevi persuadere sui prossimi libri da leggere. Essere persuasi può rivelarsi anche piacevole, è un muro da oltrepassare, un punto da cui partire, una porta sull’infinito, su un mondo che aspetta solo di essere costruito, con la nostra immaginazione, con la creatività, con le nostre mani.

Lasciatevi anche persuadere, ma poi guardate oltre. Buona lettura.

Leggere crea dipendenza      file000370704200   Scrivere e Leggere   little

 

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Libri a confrontoultima modifica: 2015-07-19T22:28:58+00:00da colle9
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